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Luna nuova

giovedì, 21 settembre 2017

Valorizzare il patrimonio Verde italiano, ecco la strategia di APGI Intervista a Carolina Botti, direttore di Arcus S.p.A.

l Giardini di Boboli a Firenze
Nella foto: l Giardini di Boboli a Firenze Crediti: Malgorzata Kistryn

I giardini italiani sono tra i più belli al mondo. Varietà di vegetazione, architetture storiche e i contesti in cui sono inseriti li rendono monumenti a cielo aperto del nostro territorio.

Carolina Botti di Arcus intervistata da VivaitalianiNegli anni però queste meraviglie verdi sono state spesso dimenticate dal pubblico, senza contare che la crisi, la mancanza di personale specializzato per la manutenzione e la frammentazione delle organizzazioni che si occupano della loro gestione, tutte entità prestigiose e di lunga tradizione, hanno talvolta penalizzato questi luoghi così belli che rappresentano importanti attrattive turistiche del Bel Paese. E proprio nell’ottica di valorizzare e promuovere il patrimonio dei parchi e giardini Made in Italy, con l’intento di realizzare un coordinamento nazionale che potesse farsi portavoce delle istanze di questo settore è nata l’APGI, Associazione dei Parchi e Giardini d’Italia.

Vivaitaliani ha posto qualche domanda a Carolina Botti (nella foto a sinistra), consigliere di APGI e direttore centrale di Arcus S.p.A., Società per lo Sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, che ne ha promosso la costituzione

"Sensibilizzare il pubblico e la politica, porre al centro dell'attenzione il Giardino e aiuti economici agli enti che gestiscono il nostro patrimonio verde: è questa la strategia di APGI"

Qual è l’anima promotrice dell’Associazione Parchi e Giardini Italiani?
L’Associazione è nata da un’iniziativa strategica di Arcus, che è una società per azioni interamente a capitale pubblico che fa capo al ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. L’impulso è venuto dal nostro amministratore unico, l’ambasciatore Ludovico Ortona, che è il presidente di APGI, anche in virtù di quella che era stata la sua ultima esperienza diplomatica a Parigi, durante la quale aveva avuto modo di osservare in ambito francese la presenza di enti simili a quello che poi sarebbe diventata l’APGI in Italia. L’intento era proprio quello di creare qui da noi una realtà di coordinamento come già esisteva in altri Paesi in Europa. Dopo questo primo slancio, l’iniziativa è stata promossa in sede istituzionale con il Ministero dei Beni Culturali che oggi rappresenta il nostro azionista di maggioranza.

Il primo convegno nazionale di APGI a RomaTra i soci figurano il Fai e il Touring Club, come è stata accolta la vostra iniziativa?
Sin dall’inizio abbiamo deciso di dialogare praticamente in una sede pubblica con quelle che erano le principali associazioni e fondazioni del settore. E devo riconoscere che abbiamo trovato immediato consenso nei confronti della nostra idea. Si è quindi creato un primo nucleo di aderenti all’iniziativa che ha coinvolto quelli che poi sono divenuti alcuni dei soci fondatori tra cui il FAI, l’Associazione delle Dimore Storiche, la Fondazione Ente Ville Vesuviane, il Touring Club Italiano, tutte istituzioni di grande prestigio. Tutto questo per noi è stato un punto di partenza importante, perché non volevamo iniziare da zero ma avere il ruolo di associazione di associazioni.

Non c’era il rischio di sovrapporre le competenze dell’APGI alle finalità degli enti già esistenti?
Tra le nostre priorità c’era proprio quella di non dare la sensazione né tanto meno di essere una duplicazione di enti già esistenti, rispetto a quello che altre istituzioni già facevano e continuano a fare egregiamente. L’intento principale era diventare un interlocutore unico anche a livello istituzionale. Perché potevamo cucire tutte le varie competenze ed esperienze delle diverse entità, dando loro voce presso le istituzioni e facendo da ponte verso l’Europa.

Ludovico Ortona, presidente di APGICosa distingue l’APGI da tutti gli altri enti che tutelano e gestiscono parchi e giardini in Italia?
L’obiettivo innovativo consiste nell’essere un’entità giuridica che raggruppa tutte le associazioni di settore, nell’intento di rappresentare l’Italia in Europa su queste tematiche. E quindi da questo punto di vista abbiamo avuto consenso unanime, proprio perché non ci andavamo a sovrapporre a nessun attore già esistente. E anche lo stesso ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha dato il benvenuto alle finalità della nostra Associazione che, in fondo, erano state lasciate un pochino indietro come priorità per le note vicende di ristrettezze economiche, di mancanza di personale di crisi e di altro.

Il Ministero dei Beni Culturali ha avuto un ruolo importante nella costituzione dell’APGI…
Anche a livello centrale ministeriale, purtroppo questo tema sui giardini storici e in generale tutto questo importantissimo filone non aveva avuto negli ultimi anni la giusta rilevanza, tant’è vero che noi abbiamo dato il via alle nostre attività con due atti. Da un lato con la costituzione di un’associazione che abbiamo voluto far riconoscere alla prefettura con tutti i crismi di personalità giuridica, dall’altro siglando proprio con il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo una convenzione che sancisse questa volontà di presidiare istituzionalmente questo tema.

Tra gli obiettivi dell’APGI c’è anche la formazione di figure professionali che possono gestire questi spazi verdi?
Sì, oltre all’informazione su queste tematiche e alla valorizzazione del patrimonio verde italiano, particolare attenzione è data all’aspetto della formazione. Nel senso che cerchiamo di porre l’accento su quelle figure specializzate di giardinieri che possono gestire e mantenere un giardino storico. Mestieri che detengono conoscenze ed esperienza che vorremmo non andassero perse. Questi temi sono andati scelti seguendo tutta una serie d’indicazioni che noi abbiamo chiesto ai gestori dei giardini storici. Siamo partiti con un sondaggio informale su quelle che erano le loro principali urgenze da affrontare. E tra queste è emerso il problema del disperdersi di un patrimonio da un lato preziosissimo e dall’altro anche pratico, tramandato non solo attraverso i libri ma anche acquisito sul campo. Questo nell’ottica di fare diventare tutto ciò anche una vera opportunità per i giovani. Quindi da un lato cerchiamo di recuperare una grave carenza e dall’altro, vorremmo offrire degli sbocchi professionali ai tanti giovani non hanno mai preso in considerazione questo settore.

Il primo Convegno nazionale di Apgi a RomaCome procede il censimento dei parchi e dei Giardini italiani?
È un lavoro immane ma procede nel migliore dei modi. Abbiamo condotto una serie di riunioni iniziali con l’Istituto Centrale del Catalogo, proprio nell’intento di intraprendere un’operazione che non durasse vent’anni e che, al contempo, rimanesse patrimonio dello Stato e di tutti i cittadini. Così, abbiamo impostato con loro un modello semplificato di censimento, ma riconosciuto a livello di ministero dei Beni Culturali e quindi di Istituto Centrale del Catalogo. Dopo di che, il nostro obiettivo è stato quello di avviare proprio ex novo con una serie di esperti il censimento di parchi e giardini. Stiamo cercando di fare anche un’azione di censimento dei censimenti, ovvero cercare il più possibile quello di più scientifico e certificato esiste già e ricondurlo all’interno di uno schema coerente ed uniforme. Non vogliamo rifare cose che sono state già fatte, ma vorremo che ci sia un accesso unitario e completo che non abbia una connotazione locale, come invece purtroppo o naturalmente molti dei censimenti hanno. Esistono quelli delle singole regioni, quelli della Sovrintendenza, ma sono tutti frammentati, quindi lo sforzo è proprio quello di riunire le informazioni e i dati e uniformarli e renderli omogenei, in modo da essere compatibili con quelle che sono le richieste dell’Istituto Centrale del Catalogo e fare in modo di rendere fruibile e semplificato tutto ciò sul nostro sito, con le finalità di valorizzazione e conoscenza del territorio e per il turismo e i beni culturali.

Che ruolo avrà l’APGI il 24 maggio?
Questa è un’iniziativa che avrà il fine e il significato di dare voce ai giardini. In realtà l’operazione del 24 maggio è consistita nel prendere in considerazione una data europea, consolidata nel tempo che celebrava i Parchi e alle Riserve Naturali, tanto è vero che è una data seguita in Italia da FederParchi e, a livello europeo, da Europarc. Così abbiamo pensato di unire le forze. Non abbiamo organizzato iniziative specifiche perché vorremmo che il 24 maggio si parli di giardini in generale e che ci sia una sensibilizzazione in tal senso. Un’iniziativa, insomma, che riesca a mettere al centro i giardini e renderli di nuovo protagonisti della nostra cultura, stimolando il pubblico a visitare questi spazi. Penso che un ruolo fondamentale è quello dei media che potranno dare risalto all’iniziativa facendo in modo che la gente potrà essere spronata a visitare questi bellissimi luoghi del territorio non per le singole iniziative organizzate una tantum, ma per il valore in sé dei nostri parchi e dei nostri giardini.

Crisi, mancanza di fondi e mancanza di personale, qual è la strategia di APGI per il Verde italiano?
Innanzitutto mi sembra corretto precisare il motivo per cui noi ci siamo palesati al pubblico alla fine del 2013 con il nostro convegno di apertura, anche alla presenza dell’allora ministro Bray. Abbiamo voluto aprirci al mondo nel momento in cui avevamo consolidato alcuni tasselli interni come il riconoscimento con la prefettura, avevamo stipulato la Convenzione con il MiBaC, avevamo avviato l’attività di censimento, avevamo strutturato l’attività di formazione con iniziative che stimolassero a questo processo virtuoso a livello istituzionale. Il nostro compito è quello di rimettere al centro i giardini. Ci auguriamo che da tutto questo possa derivare anche un impulso a donazioni e iniziative pubbliche. E stiamo lavorando anche per elaborare delle proposte di legge che possano aiutare, sia al livello di aliquote comunali, di sgravi fiscali e al livello centrale la gestione di questo patrimonio e gli enti che li curano. Infine gli elementi  imprenscindibili di questa strategia sono anche la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della politica nei confronti dei nostri bellissimi giardini.

Junio Tumbarello

Direttore responsabile

La chiave della felicità risiede in un giardino. Con Vivaitaliani sto cercando di conciliare la mia esperienza nel campo della Rete e dei contenuti con la mia passione per la Terra. "Un uomo, d'altronde, ha bisogno di aria, di mare, di vento e di sole" mi ha detto un tizio conosciuto sul Cammino di Santiago che prima lavorava triste tra le quattro mura di un ufficio e ora è il guardia-parco più felice di Spagna. Mi piacerebbe seguire il suo esempio, d'altronde sono un giornalista professionista che ha sempre voluto fare il giardiniere. Ogni giorno mi dedico al mio orto biologico, ad un piccolo pollaio, ai miei due fedeli labrador, Puck e Othello, e a cinque fantagatti nella regal contea di Fantabosco.

Sito web: about.me/miocarobru

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